La grande truffa dell’andesina rossa

Robert James
Presidente dell’International School of Gemology
Mauro Pantò e Marco Campos Venuti

Abstract – A new gem of a bright red colour, sold as andesine-labradorite, appeared on the market in 2002. These gems were sold as a new variety of feldspar, natural and untreated, cheaper than red feldspar Oregon Sunstone. Several laboratories teamed up to study this stone, using standard gemmological analyses: analysis of the optical properties with refractometer and microscope, optical analysis with immersion, analysis of absorption spectrum and Raman analysis. Andesine has turned out to be a yellow labradorite from Mexico, diffused with copper and iron.

INTRODUZIONE
Nel 2002 apparve abbondantemente sul mercato una nuova gemma di un colore rosso brillante. Le pietre erano spesso limpide o incluse da striature che non ne compromettevano troppo la bellezza. La dimensione era spesso ragguardevole, non essendo rare pietre di oltre 30 carati. Sebbene la maggior parte delle pietre mostrasse un intenso color rosso, erano anche presenti negli stessi lotti alcune pietre arancioni e verdi (Figure 1, 2 e 3).
Venduta come andesina-labradorite proveniente dal Congo si è rapidamente fatta spazio come una nuova varietà di feldspato dal piacevole aspetto e dal prezzo relativamente più economico rispetto all’unico feldspato rosso conosciuto, la Oregon Sunstone (vedi Riv. Gemmol. Ital., Vol.2 – N.3). Ovviamente venivano vendute come pietre naturali e non trattate (Figura 1). Il nome dell’andesina-labradorite era sulla bocca di moltissimi grossi commercianti, gioiellieri e collezionisti e i prezzi aumentavano.

Fig. 1 - Rivendicazione di “non trattamento” su un banco a Tucson 2008 che vende supposte “andesine-labradoriti” rosse. Immagine da www.jewelcutter.com. © 2008 Gary Kratochvil.

Ai gemmologi che chiedevano informazioni sui giacimenti e agli appassionati di taglio che avrebbero pagato oro per un pezzo di grezzo, venivano date risposte vaghe e contraddittorie. Nel 2004 un materiale molto simile veniva venduto per cinese, alcuni
dicevano Mongolia, altri Tibet o Himalaya. Inoltre, le pietre avevano tutte lo stesso prezzo a carato, a prescindere dal colore o dalla dimensione, comportamento alquanto anomalo per un commerciante che dovrebbe valorizzare i campioni più rari. Tutti questi indizi hanno cominciato a far sorgere dei dubbi tra gli esperti. Tali sospetti si sono cominciati a concretizzare alla fiera di Tucson 2008. Così che vari laboratori hanno cominciato a comprare pietre col solo scopo di indagare sull’origine del colore. Numerosi sono i laboratori che, in uno sforzo congiunto, hanno collaborato a svelare l’inganno: l’International School of Gemology, la StoneGroup Labs, la Enwave Optronics, JewelCutter.com, GemArtGallery.com, il Japan Gemological Lab, la German Gemological Association, il GIA, il GemLab.Inc, il Cal. Tech. Nel giro di pochi mesi, l’inganno fu chiaro e le pietre si sono rivelate come labradorite gialla del Messico, termodiffusa probabilmente con rame e ferro.

 

Fig. 2 - Lotti di supposte “andesine-labradoriti” rosse su un banco a Tucson 2008. Immagine da www.jewelcutter.com.

 

Lo scalpore che ne è derivato, e che ancora ne verrà, dipende in gran parte dal fatto che ci sono state alcune vittime eccellenti come la Jewelry Television (JTV) e la Direct Shopping Network (DSN), due televisioni americane che vendono pietre e gioielli 24 ore su 24, e come vedremo più avanti anche il Comitato Olimpico Internazionale. Ditte che hanno ritirato poi rapidamente le pietre dal mercato; tuttavia furono molti i compratori che hanno fatto affidamento a queste strutture, che in genere sono estremamente corrette col consumatore. La JTV ha promesso di rimborsare le pietre che verranno restituite.

Fig. 3 – Pietre di forma ovale e taglio composito di supposta “andesina-labradorite” che mostrano i tipici colori di questa gemma; a) colo- re verde, b) colore rosso. Foto di M. Pantò.

 

I SOSPETTI
Il laboratorio che forse per primo e meglio di ogni altro si è cimentato in questa impresa è stato l’ISG (International School of Gemology) di San Antonio, Texas, di cui uno degli autori (RJ) ne è il direttore. Questo laboratorio aveva già una profonda esperienza sui trattamenti di diffusione, in particolare sugli zaffiri al berillio. La ricerca cominciò con l’acquisto di centinaia di pietre da diverse società che si erano specializzate su questa pietra: Jewelry Television, Direct Shopping Network, Gemfrance.com oltre a numerose pietre comprate su eBay da diverse fonti e spesso a prezzi molto più bassi. Su queste pietre sono state condotte analisi gemmologiche standard, come lo studio delle proprietà ottiche al rifrattometro e al microscopio, analisi ottica in immersione, e analisi più sofisticate come analisi dello spettro di assorbimento della luce e analisi Raman. Ad oggi, l’ISG ha effettuato oltre 900 spettri Raman. Sebbene numerosi indizi sul trattamento erano chiari fin dal principio, la ricerca continuò per trovare la pistola ancora fumante, la prova inconfutabile del delitto. E finalmente venne trovata. Ma cominciamo dall’inizio. Il primo forte indizio di trattamento per diffusione di una supposta andesina-labradorite, venne da una semplice osservazione della pietra per immersione, dove si possono vedere le tipiche concentrazioni di colore sugli spigoli della gemma (Figura 4a).

Fig. 4 - a) A sinistra una andesi- na-labradorite della JTV che mostra una evidente concentra- zione di colore sugli spigoli. b) A destra per confronto uno zaffiro trattato per diffusione con ferro/titanio. © 2008 ISG.

 

È mostrato per confronto uno zaffiro trattato per diffusione con ferro/titanio (Figura 4b). In entrambe le gemme la concentrazione del colore sugli spigoli delle pietre tagliate indica che il trattamento è avvenuto dopo il taglio della pietra. Queste concentrazioni sugli spigoli non si manifestano nelle pietre che sono state solo scaldate dove il cambio di colore avviene a causa di elementi che sono già presenti all’interno della pietra. Questo effetto dimostra che un elemento portatore di colore si è diffuso nella pietra provenendo da fuori. Si dice che la pietra è termodiffusa; questo è un tipo di trattamento che molto difficilmente può essere accettato dalla comunità scientifica, perché non esiste limite alle varietà di colori che possono essere dati a una pietra in questa maniera. A chi tratta queste pietre può sembrare una forma avanzata di trattamento termico, in realtà siamo di fronte ad un metodo elaborato di tintura, e questo è ovviamente inaccettabile. Il 4 giugno del 2008, l’ISG ha emesso un comunicato per mettere in guardia i consumatori: “le andesine-labradoriti sia verdi che rosse mostrano delle evidenze diagnostiche di un trattamento non dichiarato, eseguito per mutare artificialmente il colore delle pietre”. Dopo questo comunicato, molti hanno cominciato a cambiare la precedente versione, ammettendo un processo termico per convertire i grezzi da gialli a rossi. La Jewelry Television, sostiene che le sue pietre vengono normalmente analizzate da nove diversi laboratori prima della loro commercializzazione. E conoscendo la serietà con cui questa ditta compra sul mercato all’ingrosso, è curioso come possa esserle scappato un trattamento così eclatante. In seguito al comunicato dell’ISG, il co-fondatore del canale televisivo ha però ammesso di essere a conoscenza di un trattamento effettuato su del grezzo giallo pallido, affermando però che non era in possesso di tale informazione al momento dell’acquisto. Tali pietre venivano inizialmente vendute negli Stati Uniti come totalmente naturali e non trattate. A questo punto ci si è dovuti concentrare sul con fronto con l’unico feldspato conosciuto al mondo che presenti colorazione rossa: l’Oregon Sunstone. Si tratta di una labradorite che può essere gialla, rossa e verde ed è notoriamente naturale e non ha subito alcun tipo di trattamento. Dell’Oregon Sunstone si conoscono da molti anni i giacimenti e tale gemma non è mai stata oggetto di trattamento alcuno. La Oregon Sunstone è generalmente gialla, ma alcune rare pietre mostrano una singola macchia rossa più o meno intensa, al centro del cristallo. Se opportunamente sfaccettata, dà luogo a splendide pietre rosse, che però sono piuttosto rare e generalmente di piccole dimensioni. Ancora più rare sono le pietre verdi. Sia il rosso che il verde nell’Oregon Sunstone dipendono dalla presenza di rame, come si può vedere dallo spettro di assorbimento della luce che mostra una forte banda di assorbimento attorno a 580nm (Figura 5). Nella figura 6 si possono notare gli spettri per una pietra rossa a sinistra e per una verde a destra. Il fatto che siano uguali indica che entrambi i colori dipendano dallo stesso elemento, in questo caso appunto il rame.

Fig. 5 - Grafico dell’assorbimento della luce per un campione di Oregon Sunstone, della Miniera Ponderosa (Oregon), ese- guito dal Dr. Rossman del California Institute of Technology di Pasadena.

Inoltre nelle pietre dell’Oregon, il rame è presente sotto forma di granuli di rame nativo, un tipo di inclusione unica e caratteristica di questa località. Le supposte “andesine-labradoriti del Congo”, invece, non mostrano mai queste inclusioni. Successivamente, sono stati osservati gli spettri di assorbimento di campioni rossi e verdi di pietre comprate alla JTV. In questo caso (Figura 7), mentre il rosso sembra simile ai campioni dell’Oregon, il verde ha uno spettro diverso, come se avesse una diversa provenienza. Questo fa supporre che il colore rosso delle andesine-labradoriti sia da imputare a diffusione di rame, come le pietre dell’Oregon, ma il verde sia dovuto ad un altro elemento. Se fossero naturali, dovremmo concludere che provengono da due giacimenti diversi, tuttavia si trovavano pietre verdi sia nelle pietre vendute come provenienti dal Congo, sia in quelle vendute come cinesi o altro. Per di più, in quasi tutti i campioni i due colori coesistono. Queste “andesine-labradoriti” mostrano infatti una curiosa distribuzione del colore (Figura 8). Se osservate in immersione, mostrano spesso una macchia verde al centro. Questo fatto sarebbe molto difficile da spiegare se le pietre fossero naturali. La labradorite gialla da taglio in natura non è rara ed è noto che deve il suo colore al ferro. A questo punto, se fosse vero, come si difendono alcuni venditori, che le andesine-labratoriti rosse sono il risultato di semplice trattamento termico su grezzi gialli, una domanda viene spontanea: come è possibile trasformare una pietra naturale gialla per impurezze di ferro, in una pietra rossa per impurezze di rame, soltanto scaldandola? È chiaro che il rame vi è stato introdotto artificialmente. Inoltre esperimenti condotti per solo trattamento termico su materiale giallo sia dell’Oregon, che messicano e malgascio, non hanno portato a nessun cambio di colore. A questo punto ci piacerebbe sapere quale è stato il grezzo di partenza e se è veramente stato scoperto un nuovo giacimento in Congo o in Cina. Viste le bugie già in gioco in questa storia, viene da pensareche sia stato usato un materiale conosciuto e di poco valore. I più abbondanti feldspati da taglio attualmente disponibili sono entrambi gialli e di grandi dimensioni, potendo raggiungere i dieci cm di lunghezza, e provengono dal Messico e dal Madagascar. Quelli del Madagascar (pegmatite di Itrongay, nel sud del paese) sono però una varietà di ortoclasio e sono quindi da escludere.

Fig. 6 - Spettri di assorbimento di due campioni di Oregon Sunstone, rossa a sinistra e verde a destra, eseguiti dal Dr. Rossman del California Institute of Technology di Pasadena.

 

Fig. 7 - Spettri di assorbimento di due campioni di andesina-labradorite comprati alla JTV, rossa a sinistra e verde a destra, eseguiti dal Dr. Rossman del California Institute of Technology di Pasadena.

 

Fig. 8 - Foto in immersione di quattro campioni di supposte “andesine-labradoriti”, che mostrano tutte la stessa distribuzione del colore. © 2008 ISG.

 

Quelli del Messico sono proprio labradoriti e provengono dai basalti dei monti Pinacate nel nord ovest dello stato di Sonora. Nel numero di febbraio 2008 di Rock and Gem, Bob Jones parla di uno scavo di labradorite gialla da taglio condotto da un certo Benny Fenn in una imprecisata località del deserto del Chihuahua. Le numerose foto mostrano l’attività dello scavo al luglio 2007 da cui si deduce una produzione abbondante e di buona qualità. Alla fine dell’articolo, si dice che “i grezzi, dopo esser stati selezionati, vengono impacchettati e spediti in oriente”. Curioso, che ci faranno in oriente con tanta labradorite? Chris Rose (High Desert Gems & Minerals), proprietario della Spectrum Sunstone Mine, presso Plush (Oregon), scrive (7 marzo 2008) nel blog di jckonline.com tenuto da Gary Roskin, che alla fiera GJX a Tucson 2008 chiese a una ditta cinese che aveva sul tavolo migliaia di andesine rosse se potesse avere un po’ di grezzo e gli venne risposto che non ne avevano. Venne poi a sapere dal padrone della miniera messicana di labradorite gialla che la stessa ditta gli aveva acquistato 30.000 kg di labradorite gialla! Anche se le prove fino a questo punto erano circostanziali, era ormai chiaro a tutti che le labradoriti gialle messicane venivano trattate in oriente.

L’ANDESINA OLIMPICA
Sembra plausibile che le “andesine-labradoriti” da congolesi diventarono cinesi quando entrò in gioco un’altra vittima eccellente: il Comitato Olimpico per le Olimpiadi di Pechino! L’idea era di vendere gemme di andesina rossa con il logo olimpico inciso al laser e la scritta “Beijing 2008”. Dovevano essere un ricordo della più sfarzosa olimpiade che sia mai stata fatta e quindi dovevano essere rosse a simbolizzare il gigante rosso e verosimilmente dovevano essere cinesi! Niente di più facile, si sposta la miniera, tanto non esiste! Queste pietre furono date in esclusiva alla Direct Shopping Network dal comitato Olimpico degli Stati Uniti, era la prima pietra nella storia olimpica e andarono a ruba come un buon investimento. Oggi una pietra di circa 7 carati viene rivenduta su eBay per 1448 dollari, riccamente corredata del certificato di autenticità che la dichiara come naturale e proveniente dalla Cina! Nonostante il tentativo della DSN di prendere le distanze dal materiale della JTV, le andesine olimpiche sono risultate essere esattamente uguali alle altre pietre analizzate dalla ISG. Per l’individuazione corretta del materiale originalmente usato, è stato fondamentale l’analisi degli spettri Raman (Figura 9). Si è così scartata l’ipotesi dell’uso della sunstone indiana, che in un primo momento era sembrata plausibile. Senza ombra di dubbio il colpevole è la labradorite gialla del Messico.

LA “PISTOLA FUMANTE”
Ma la pistola fumante arrivò, tardi, ma arrivò. Come spesso accade, i veri gemmologi investigatori, non comprano le pietre più belle del lotto, ma quelle con evidenti difetti, inclusioni, fratture. Per il commerciante è un bel momento perché lo libera di pietre altrimenti invendibili. Ma quando questi ha qualcosa da nascondere, è un’arma a doppio taglio, infatti queste pietre nascondono molti segreti. Fu proprio in alcune di queste pietre piene di difetti, comprate su eBay, che venne trovata la prova definitiva del processo di diffusione. Gary Kratochvil ha trovato in una andesina rossa comprata su eBay tracce del fondente usato nel processo di diffusione (Figura 10). Ovviamente la pietra fu venduta come naturale. I feldspati hanno frequenti inclusioni dette ribbon. Si tratta di superfici di geminazione o di sfaldatura che alcuni chiamano lamelle. Durante il trattamento di diffusione, queste superfici drenano più velocemente il materiale colorante che non il reticolo cristallino. Ne risulta che i ribbon non sono più trasparenti e sottili, ma diventano più intensamente colorati e mostrano un alone di diffusione attorno. Addirittura se c’è spazio si riempiono di fondente (Figure 11 e 12).

Fig. 9 - Spettri Raman a confronto dei diversi feldspati studiati. In basso a destra il “colpevole”, la labradorite del Messico.

 

Fig. 10 – Questa andesina rossa di forma rettangolare ad angoli tronchi e taglio a gradini (a) mostra una cavità riempita dal fondente usato nel processo di diffusione, ben visibile nell’immagine in dettaglio (b).

 

IL TRATTAMENTO
Uno degli autori (MP), durante un viaggio in Thailandia nel novembre 2007, aveva ottenuto diverse pietre di andesina-labradorite rosse e verdi da una commerciante cinese, che dichiarava un trattamento termico e indicava come provenienza il nord della Cina (Figura 13). Recentemente Gary Kratochvil è riuscito a comprare un lotto di grezzi a Bangkok, dichiarati come trattati (Figura 14). La sola osservazione del grezzo ci rivela il perchè per sei anni non si sia mai trovato grezzo in vendita: il trattamento è troppo evidente (un frammento di Oregon Sunstone è stato posto in mezzo al lotto per comparazione). Ogni minima imperfezione del grezzo è stata riempita da fondente e le pietre risultano come ricoperte da una pellicola di materiale estraneo. Le prove inconfutabili e la descrizione del processo di trattamento ci sono state fornite da Mr. Masaki Furuya del Japan Germany Gemological Laboratory (JGGL), che ha rivelato alcuni dei trattamenti che è riuscito a scoprire. Il grezzo di base è labradorite gialla. Il processo comincia con una burattatura delle pietre per pulirle e eliminare gli spunzoni dal frammento di grezzo. Successivamente il materiale viene posto in un crogiuolo con particelle di rame e ferro e portato a 1400 °C per un mese. È probabile che il ferro sia sotto forma di ossido (Fe2O3) e che venga aggiunto un fondente di qualche tipo. Dopo un mese sembra che la penetrazione del colore venga bloccata da una crosta di ferro, rame e fondente che si forma sulla superficie
dei grezzi. Allora le pietre vengono estratte dal crogiuolo e nuovamente burattate per eliminare questa crosta. Poi le pietre vengono nuovamente poste nel crogiuolo per un altro mese. Questo processo viene ripetuto tre volte per un totale di 90 giorni (Figura 15).

Fig. 11 - Queste andesine rosse mostrano ribbon riempiti da materiale esterno con una più intensa colorazione. © 2008 ISG.

 

Fig. 12 - Ecco “la pistola fumante”. Si può notare il materiale rosso responsabile della diffusione ancora integro all’interno di un ribbon. © 2008 ISG.

 

CONCLUSIONI

Fig. 13 - Questa pietra fu acquistata da uno degli autori (MP) in Thailandia come trattata termicamente; la provenienza dichiarata di questa pietra è il nord della Cina. Foto di M. Pantò.

L’implicazione della Cina come fonte delle supposte miniere e come sponsor della pietra olimpica, non deve far pensare che la frode sia stata compiuta in Cina. C’è un imputato di gran lunga più sospetto, e ancora a piede libero: Chanthaburi in Thailandia, con una fedina penale lunga come la lista dei trattamenti che i suoi “heaters”, i tecnici che scaldano le pietre, hanno messo a punto negli ultimi anni, dai corindoni al berillio ai rubini con vetro al piombo. Alla fiera di Tucson del 2008, ad un seminario, Ted Themelis raccontò come gli “alchimisti” thailandesi avessero messo a punto un metodo per diffondere elementi pesanti dentro una gemma per variarne il colore. Sarebbe una variante del sistema di diffusione del berillio che però è un elemento leggero, e avrebbe grandi potenzialità perché aumenta in misura esponenziale le prospettive cromatiche. Come abbiamo visto, le prime affermazioni di trattamento sono avvenute proprio a Bangkok. È una prassi normale, nella tradizione delle contraffazioni thailandesi, quella di confessare il delitto con una certa rapidità, e comunque per primi, non appena l’aumento dei prezzi sia stato tale da provocare un determinante calo delle vendite. Si abbassa improvvisamente il prezzo delle pietre, ma per farlo bisogna confessare il trattamento, altrimenti i grossisti si insospettiscono. L’effetto è quello di invadere letteralmente il mercato, ma a questo punto, vista la confessione del trattamento, la responsabilità viene passata all’intermediario senza scrupoli, disposto ad approfittare di quegli ultimi mesi di scompiglio e di incertezze, prima che la truffa venga ufficialmente svelata. Il problema è che, quando la frode viene svelata, l’unico effetto evidente è quello di un calo dei prezzi. Infatti è probabile che le pietre continuino a essere commercializzate più o meno dichiarate come trattate, perché già si sono create un nome e un mercato. Questo è quello che è successo con i corindoni al berillio o i rubini riempiti con vetro al piombo.

Figura 14 - Un lotto di grezzo compra- to recentemente a Bangkok come trat- tato. Nel mezzo, un frammento di Oregon Sunstone per confronto. © 2008 Gary Kratochvil.

Oggi, 17 ottobre 2008, abbiamo trovato oltre 700 “red andesine” in vendita su eBay, e sono quasi tutte localizzate in Thailandia, non in Cina. Possono arrivare a 120 dollari a carato, ma alcune, di bell’aspetto, sono vendute a solo 2-3 dollari a carato! Sono spesso corredate di bei certificati e di evidenti richiami alla loro naturalezza: “unheted”, “untreated”, “natural”, alcune del Congo, altre del Tibet. Ecco svelato l’inganno e con un fondo di amarezza non siamo contenti, perché ci piacerebbe che nuove e vistose pietre vengano scoperte continuamente. Vorremmo poter comprare ad ogni fiera qualche bella novità che ci faccia sognare di quanto è incredibile la natura, ma purtroppo dobbiamo imparare a vivere con questa spada di Damocle. Non abbiamo mai visto un tramonto (sunset) in Oregon, ma credo ci siano stati più tramonti che albe (sunrise) negli ultimi anni per i proprietari delle miniere di Oregon Sunstone, a causa dell’abbondanza di un nuovo materiale con la stessa composizione, ma più rosso, più grande e più economico, proveniente da numerose località in tutto il mondo. Bene, ora i galli canteranno perché assisteremo a una nuova alba sull’Oregon (è chiaro che il gioco di parole in inglese suonava un pochino meglio).

 

Figura 15 - Quattro fasi del trattamento per dif- fusione di rame e ferro in labradorite gialla. In alto a sinistra il colore naturale (prima del trat- tamento). In alto a destra le stesse labrado- riti burattate dopo un mese di trattamento. In basso a sinistra dopo due mesi ed infine in basso a destra le labra- toriti gialle chiare si sono trasformate, dopo tre mesi di trattamento, nelle andesine rosse. Per gentile concessione di Mr. Masaki Furuya del Japan Germany Gemological Laboratory (JGGL).

 

BIBLIOGRAFIA
Hofmeister and Rossman (1985) – Exsolution of metallic copper from Lake County labradorite. Geology 13, 644-647.
Jones Bob (2008) – Gem Labradorite, a Mexican Deposit Produces Lemon-Yellow Crystals. Rock and Gem, vol 38 n. 2, p 60-64.

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